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Come fotografare con reflex al fuoco diretto con i Newton 114/130mm

La fotografia astronomica di stelle, ammassi stellari, nebulose e galassie di solito prevede l’uso una fotocamera applicata al “fuoco diretto” del telescopio.

Per farlo bisogna prima rimuovere l’obiettivo della fotocamera e l’oculare del telescopio e poi attaccare il corpo della fotocamera al focheggiatore o al portaoculari del telescopio usando un anello adattatore che trasforma l’innesto a baionetta della fotocamera in una filettatura standard e un raccordo adattatore che si avvita all’anello della camera e che si inserisce o si avvita al focheggiatore del telescopio.

I piccoli Newton entry level Sky-Watcher SkyHawk da 114 mm e Sky-Watcher Explorer da 130 mm, telescopi molto diffusi tra i principianti, essendo strumenti molto economici hanno una limitazione ottico-geometrica: non consentono ad una fotocamera DSLR di raggiungere la messa a fuoco al fuoco diretto.

Questo è causato dal fatto che queste fotocamere hanno il sensore posizionato ad una distanza piuttosto rilevante e pertanto richiedono che il fuoco fuoriesca dal fuocheggiatore del telescopio di almeno 55 mm (DSLR).  Invece in questi piccoli telescopi Newton il Back Focus (parametro che misura la fuoriuscita del fuoco dal fuocheggiatore tutto rientrato) è dell’ordine di grandezza di 20-25mm, e quindi non sufficiente per questo scopo.

Per ovviare a questo inconveniente, che impedisce agli utilizzatori la fotografia astronomica al fuoco diretto del telescopio e quindi le riprese a lunga esposizione del cielo profondo con fotocamere tradizionali, è possibile spostare in avanti lo specchio primario inserendo degli spessori da 2-3cm tra lo specchio e la sua cella. Alcuni ottengono lo stesso risultato accorciando il tubo metallico della quantità necessaria, ma in questo caso è opportuno rivolgersi ad un carpentiere metallico esperto che realizzi il taglio in modo corretto. Il prezzo da pagare è che, in questo caso, si altera la geometria del progetto e pertanto lo specchio secondario risulterà sottodimensionato, intercettando solo parzialmente il fascio luminoso del primario e quindi equivarrà a “diaframmare” il telescopio, che lavorerà ad una apertura effettiva più piccola. Per ovviare a questo inconveniente sarebbe necessario acquistare e montare uno specchio secondario un po’ più grande.

In alternativa è possibile:

Opzione 1

Scegliere, al posto di una reflex, una fotocamera mirrorless, che possiede ha il sensore ad una distanza dalla flangia di innesto molto inferiore,  pari a 16 -18 – 20 mm per le marche più diffuse (Nikon, Canon, Sony, Olympus, Panasonic, Fuji). Va specificato però che gli anelli adattatori standard per fissare una mirrorless al telescopio sono, di solito, piuttosto “spessi”, andando a vanificare il vantaggio della distanza più bassa del sensore. Alcuni artigiani offrono, per fortuna, anelli a basso profilo per mirrorless, che compensano almeno parzialmente questo problema.

Opzione 2

Usare una lente di Barlow dotata di filettatura T2 (la filettatura standard degli anelli adattatori T2 che permettono di adattare le camere reflex al telescopio). Infatti le lenti di Barlow estraggono di vari centimetri il  punto di fuoco al di fuori del focheggiatore, consentendo di raggiungere il fuoco con una fotocamera tradizionale. Il prezzo da pagare se si scegliere la soluzione Barlow T2 + DSLR o mirrorless è però molto alto, perché se si usa una lente di Barlow 2x, la luminosità del telescopio scenderà drasticamente, passando ad esempio da f/8 a f/16 (nel caso del 114/900) oppure da f/6.9 a f/13.8 (nel caso del 130/900) e questo comporterà un allungamento consistente dei tempi di esposizione necessari per catturare la luce degli oggetti deboli.


Ma la soluzione migliore è la numero 3.

Opzione 3

Usare, al posto di una reflex, una camera espressamente progettata per riprese astronomiche. Ormai il mercato è ricchissimo di offerte di questo tipo di camere astronomiche che hanno tutte sensori CMOS anche di dimensioni ragguardevoli, sia in bianco e nero che a colori e sono disponibili anche con un dispositivo di raffreddamento del sensore che abbassa di molto il rumore elettronico durante le riprese a lunga esposizione. Le più semplici, progettate per riprese di Luna e pianeti ma usabili senza problemi particolari anche per le riprese di stelle, ammassi stellari e nebulose, hanno prezzi popolari e vanno tutte a fuoco con i piccoli Newton da 114 e 130 mm perché hanno tutte il sensore molto vicino alla flangia di innesto, tipicamente  pari a 6.5 fino a 17.5 mm. Va precisato un dettaglio importante: le camere astronomiche in commercio non hanno schermi o tasti sul loro chassis e quindi possono essere controllate solamente tramite un PC o Mac, anche se qualche raro modello può essere controllato anche via WiFi con uno smartphone.

Nota finale: i telescopi entry level Skyhawk 114 ed Explorer 130 hanno ottime ottiche ma le loro montature equatoriali sono molto economiche e leggere e non saranno sufficientemente stabili e precise per effettuare lunghe esposizioni. Sarà tuttavia possibile, dopo averle dotate di un motore di inseguimento ed avere effettuato un accurato allineamento polare, eseguire molte pose di qualche secondo da sommare con appositi software per cominciare a fare esperienza in questo affascinante campo della passione astronomica.

The Telescope Doctor – Plinio Camaiti